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Le tecniche di base per suonare la tromba, suggerimenti e nozioni principali.

Moderatori: Michele Lupi, Marco Muttinelli, stefano bartoli, Capo_oro


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tecnica

Messaggioda Alak » 17/05/2022, 17:50

salute a tutti..
butto una domanda così..
Quale è la parte della tecnica della tromba che per voi risulta più difficile?
Quella che la molli un giorno e non riesci più.. Quella che ci devi studiare sempre di più, o che vi fa andare in bestia..


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Re: tecnica

Messaggioda Alberto77 » 17/05/2022, 19:16

per me lo staccato


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Re: tecnica

Messaggioda stefano bartoli » 17/05/2022, 23:41

Intervalli molto aperti, oltre l'ottava, tipo none, undicesime etc soprattutto se a tempi veloci, in sequenze fitte e ripetute e con poca possibilità di respirare.
Poi fumo, moltissimo...


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Re: tecnica

Messaggioda Fcoltrane » 18/05/2022, 7:20

Per me è il suono che diventa afono sul registro medio basso e strizzato su quello alto e disomogeneo e divento pesante .



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Re: tecnica

Messaggioda stefano bartoli » 18/05/2022, 20:20

E' a causa dell'equipaggiamento sbagliato, succede a molti.


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Re: tecnica

Messaggioda Fcoltrane » 18/05/2022, 20:54

E si molti mi hanno consigliato in questo senso . L’anno scorso ho partecipato ad una masterclass con un trombettista molto in gamba e passando da un monette b2 prana ad un bocchino più piccolo un Ar b4 andava molto meglio. Ma è più forte di me a me piace il suono che tirò fuori con il monette e quando sono in forma (raramente purtroppo) non c’è ne per nessuno. Quest’anno replicherò l’esperienza con gli stessi musicisti e verificherò se sto procedendo bene o se ho perso tempo per un anno . Poi ho scoperto che a breve ci sarà una masterclass con M Pierobon e quindi anche con lui mi confronterò perché sono un autodidatta e devo verificare se quello che ho compreso va bene o meno . Oggi per gioco ho provato a suonare con un flicorno cinese insieme al monette ( tra l’altro avevo segato il cannello in maniera da utilizzare il bocchino per tromba) una cosa orribile a vedersi , ma il principio che ho imparato con il sax è valido anche sul flicorno cinese . Il musicista prevale sempre sullo strumento e con lo strumento peggiore fa solo più sforzo ma se ha tecnica prevale comunque.




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Re: tecnica

Messaggioda Alak » 25/05/2022, 19:59

passaggi tecnici sulle note basse.. ci devo lavorare veramente tanto, sopratutto in scale tipo il sol maggiore o il la maggiore.. ovviamente, passaggi molto veloci..
la difficoltà poi non è nella diteggiatura nma nel passaggio dell' aria e il controllo del suono..
Ma anche la flessibilità, sempre in quei registri.. non posso mollare mai su questo, o sono guai..
fastidiosissimo..


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Re: tecnica

Messaggioda stefano bartoli » 26/05/2022, 23:19

Probabilmente l'ho già scritto e non sarò stato nemmeno il primo a farlo ma penso valga la pena ribadirlo, almeno per eventuali giovani nuovi iscritti.
Difficoltà tecnica:
Cosa si intende per tecnica? Il tardo Chet ne aveva? E Miles? E che mi dite di Don Cherry? e via andando...
Spesso si tende ad intendere per tecnica esclusivamente certi aspetti del nostro strumento: Intervalli, legato, triplo staccato, estensione etc etc
Sappiamo però che questi sono tutti utensili che dovrebbero servire a veicolare il vero scopo del far musica, ovvero la musica stessa, le nostre idee. Una scala fatta a velocità supersonica e che copra perfettamente 4 ottave può impressionare ma se non c'è musica dentro questa esecuzione, si tratterà solo di note una in fila all'altra.
Pare ovvio ma osservando molti allievi non posso darlo per scontato e d'altra parte sono in netto vantaggio le persone impressionate da gesti atletici più di quelle impressionate dal gesto "artistico"

Ad esempio, dico sempre agli studenti, che le scale sono moltissime e conoscerle è comunque un bene. Però con 4 famiglie di scale, noi possiamo fare grandi cose e possiamo citarle:
Maggiori
Minori melodiche
Pentatoniche
Diminuite

Ci aggiungerei l'esatonale che ci permette cose molto tensive talvolta ed è una scala che ha una sua fortissima estetica.

La questione è però che dovremmo esercitarci per moltissimo tempo, nel tirare fuori tutte le frasi possibili da ciascuna scala prima di passare ad un'altra e già i modi, come ulteriore strumento, aiutano molto in questa pratica.
Cioè: scandaglia, sfrutta il più possibile le note di ogni singola scala, ci troverai all'interno centinaia di soluzioni papabili pur sullo stesso accordo.
Ed ecco quindi che anche il "saper improvvisare" saper sfruttare il materiale, diventa un aspetto altamente tecnico, oltre che creativo e richiede anch'esso molti anni di pratica.

Quindi, anche Don Cherry aveva gran tecnica...appunto.


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Re: tecnica

Messaggioda Fcoltrane » 27/05/2022, 1:04

Alak ha scritto:passaggi tecnici sulle note basse.. ci devo lavorare veramente tanto, sopratutto in scale tipo il sol maggiore o il la maggiore.. ovviamente, passaggi molto veloci..
la difficoltà poi non è nella diteggiatura nma nel passaggio dell' aria e il controllo del suono..
Ma anche la flessibilità, sempre in quei registri.. non posso mollare mai su questo, o sono guai..
fastidiosissimo..

Immagino che tu abbia indicato delle scale a titolo di esempio perché il fa diesis basso credo sia la scala più difficile sul registro basso (o per lo meno per me lo è)




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Re: tecnica

Messaggioda Fcoltrane » 27/05/2022, 1:10

stefano bartoli ha scritto:Probabilmente l'ho già scritto e non sarò stato nemmeno il primo a farlo ma penso valga la pena ribadirlo, almeno per eventuali giovani nuovi iscritti.
Difficoltà tecnica:
Cosa si intende per tecnica? Il tardo Chet ne aveva? E Miles? E che mi dite di Don Cherry? e via andando...
Spesso si tende ad intendere per tecnica esclusivamente certi aspetti del nostro strumento: Intervalli, legato, triplo staccato, estensione etc etc
Sappiamo però che questi sono tutti utensili che dovrebbero servire a veicolare il vero scopo del far musica, ovvero la musica stessa, le nostre idee. Una scala fatta a velocità supersonica e che copra perfettamente 4 ottave può impressionare ma se non c'è musica dentro questa esecuzione, si tratterà solo di note una in fila all'altra.
Pare ovvio ma osservando molti allievi non posso darlo per scontato e d'altra parte sono in netto vantaggio le persone impressionate da gesti atletici più di quelle impressionate dal gesto "artistico"

Ad esempio, dico sempre agli studenti, che le scale sono moltissime e conoscerle è comunque un bene. Però con 4 famiglie di scale, noi possiamo fare grandi cose e possiamo citarle:
Maggiori
Minori melodiche
Pentatoniche
Diminuite

Ci aggiungerei l'esatonale che ci permette cose molto tensive talvolta ed è una scala che ha una sua fortissima estetica.

La questione è però che dovremmo esercitarci per moltissimo tempo, nel tirare fuori tutte le frasi possibili da ciascuna scala prima di passare ad un'altra e già i modi, come ulteriore strumento, aiutano molto in questa pratica.
Cioè: scandaglia, sfrutta il più possibile le note di ogni singola scala, ci troverai all'interno centinaia di soluzioni papabili pur sullo stesso accordo.
Ed ecco quindi che anche il "saper improvvisare" saper sfruttare il materiale, diventa un aspetto altamente tecnico, oltre che creativo e richiede anch'esso molti anni di pratica.

Quindi, anche Don Cherry aveva gran tecnica...appunto.

Io la penso alla stessa maniera il termine “tecnica “ lo considero nel jazz la capacità di improvvisare . Chet Baker , Davis Trane erano dotati di grande tecnica. Certo il discorso è diverso se si considera il termine nella sua accezione semplificata “tecnica strumentale “ e qui è chiaro che un Maurice Andre ha pochi rivali




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Re: tecnica

Messaggioda Alak » 29/05/2022, 11:17

ciao a tutti..
No, non parlo di tecnica improvvisativa, né di jazz, è un' altra cosa.
Senza stare a definire la tecnica perché ha dei risvolti spesso troppo personali, e cadere nella banalità che la tecnica non serve, "diventi troppo freddo" oppure "se studi troppo diventi una macchina", ecc. e mi astengo al discorso Chet aveva tecnica, quello ne ha di più, quello ne ha meno, Chet era il più bravo anche senza tecnica, ecc
Vorrei uscire da questi equivoci e non è questo il centro.

Parlo solo di tecnica sulla tromba, semplicemente quella che ti permette di suonare quello che vuoi bene, (bene, non solo veloce). Fare una bella nota lunga è tecnica, avere un bel suono, e anche il tuo suono è tecnica. Andare da un registro all' altro, quella è tecnica, ecc.
E ognuno ha il suo tallone d'Achille..
Ho parlato di me, no, io trovo (anche coi miei allievi) che la scalea, o meglio la tonalità la magg nel registro basso abbia passaggi più difficili del fa#, ma è soggettivo.


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Re: tecnica

Messaggioda stefano bartoli » 29/05/2022, 14:25

Non so se rischio di ingarbugliare il discorso piuttosto chiaro fatto da Alak. Mi permetto di aggiungere che anche avere un "bel timbro" ha a che fare non solo con la tecnica ma anche, e molto, con l'idea "artistica" che si ha in testa.
Ad esempio, a me non mi ha mai emozionato e non mi è mai interessato il suono "della tromba" come amo definirlo, quello che alcuni classici hanno, tutto perfettino e che alla fine suona come ti aspetti che suoni. Non sto denigrando, sto parlando di concetto mio, di bel suono. Il bel suono (timbro, attacco, chiusa) passa da un'idea appunto "artistica" e non è detto sia il "classico" suono "squillante" della tromba.
Non so se mi sono spiegato...boh
Il suono di Miles, quello di Archie Sheep di oggi, non sono suoni perfetti ma sono cmq per la maggior parte dei musicisti, un concetto di suono bellissimo.
Penso di aver scritto cose se non banali, almeno ovvie per molti di noi...

Sulle tonalità con molte alterazioni in chiave e praticate sul registro basso della tromba, avevo un bellissimo metodo/raccolta di studi di due trombettisti inglesi, l'ho regalato ad un allievo dopo averci bestemmiato parecchi mesi e purtroppo non ricordo ne autori, ne titolo ma era una cosa super tosta. Forse si chiamava tipo "Drill chromatic etudes..." e qualcos'altro...boh
Quindi concordo, quel registro, con molti accidenti in chiave e molti giochini di arpeggi è una cosa piuttosto tosta, almeno per me.


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Re: tecnica

Messaggioda Fcoltrane » 30/05/2022, 15:27

Per Alak : credo la pensiamo allo stesso modo solo che io considero il termine tecnica in questo caso come tecnica strumentale. Per fare un esempio concreto ho ascoltato ieri l’altro M. Pierobon e per me è dotato di enorme tecnica strumentale che poi gli serve anche per esprimere ciò che vuole . In questa maniera la tecnica strumentale si trasforma in espressione di ciò che si desidera esprimere. A parole è difficile spiegare ma ho avuto l’impressione che avesse anche più tecnica improvvisativa rispetto a tanti musicisti jazz. Perché pur muovendosi in un ambito ristretto e pieno di paletti riusciva ad esprimere un mondo . Ed anche tecnica didattica ossia la capacità di trasmettere agli allievi. Una curiosità ? A quali passaggi o intervalli ti riferisci ? Perché tra sol e fa diesis non riesco a pensare o capire come la prima ipotesi possa essere la più difficile. Magari mi dai un suggerimento che mi fa pensare alla seconda come più facile . E non sarebbe male per nulla . Il clarke 2 ad esempio il sol lo suono il la pure il fa diesis è una tragedia




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Re: tecnica

Messaggioda Fcoltrane » 30/05/2022, 15:39

Per Stefano Bartoli. E certo che hanno un suono bellissimo e dotati entrambi di grande tecnica improvvisativa e non . A quel livello misurare la tecnica strumentale ha pochissimo senso ma anche misurare tutto il resto. (Conoscenza del linguaggio articolazione ecc) forse può servire in termini negativi a ciascuno di noi se vuole cimentarsi con una trascrizione. Per essere ancora più precisi magari Chet in alcuni brani è più facile da trascrivere è da suonare .



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Re: tecnica

Messaggioda stefano bartoli » 30/05/2022, 22:50

Prima "per Alak" Poi "per Stefano Bartoli"
Come dire, ce n'è per tutti.

Non ti si tiene!


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